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La Latteria Story





Tutto ebbe inizio negli anni ’30 del Novecento…
Parte 1
Lucca, 1932. Tra le mura rinascimentali della città si schiudono dedali di viuzze contorte che disegnano un tessuto urbano immutato e antico, si potrebbe dire viscerale. Una di esse, chiamata Via Sant’Andrea, principia dall’arteria principale del centro, Via Fillungo, e si inerpica nella zona più vetusta, accompagnando colui che cammina sotto muri e tetti che resistono fin dal 1200. Bifore e trifore incorniciate da mattoni ancora rossi come il Sole meridiano che ha contribuito a forgiarli. E’ qui che sorge la Torre Guinigi, accanto al Palazzo omonimo che fu la casa della più influente famiglia lucchese ai tempi che furono. La Torre, sappiate, possiede una caratteristica che la rende unica al mondo: sulla sua cima crescono tutt’ora cinque splendidi alberi. Una torre alberata come in un romanzo fantasy? Sì, proprio così. E migliaia di persone ogni anno si accalcano là sotto ad attendere il loro turno per poter salire in vetta al torrione, facendosi milletrecento scalini pur di ammirare da vicino il succitato prodigio architettonico.
Non accadeva però negli anni Trenta del Novecento. Il turismo era cosa limitata e soltanto ottant’anni dopo moltitudini di stranieri si sarebbero riversate all’interno delle Mura di Lucca. Al tempo, invece, Via Sant’Andrea era una via nota perlopiù ai cittadini e principalmente per due ragioni: i restauratori e le “tocche”. I restauratori sapete tutti cosa siano; le tocche invece ve lo diciamo noi: erano osterie di passaggio, dove ci si fermava a bere un “gottino” di vino (un bicchierino di vetro dal fondo spesso ove veniva servita la più economica dose di vino) e poi via, in sella alla bici o a piedi, verso la prossima attività similare, ripetendo l’usanza tocca dopo tocca, sino all’inevitabile ebbrezza.
Tra una bottega a un’altra, giungiamo al nostro obiettivo: un negozio semplice, con un banco per la ghiacciaia e due porte ai lati della vetrina centrale, sui cui campeggiava la scritta “LATTERIA”. Tutto questo preambolo per un negozietto che vende latte e burro? Oh, sì, decisamente. Oseremmo dire necessario. Perché tutto principia da qui. Da una latteria nel 1932 che apre i battenti e che dura per più di cinquant’anni, gestita di generazione in generazione, alba dopo alba, sacrificio dopo sacrificio. E infine, negli anni Novanta, dopo aver vissuto vite innumerevoli e storie infinite, chiuse i battenti e la storia finì…per il momento.
Parte 2
Lucca, primavera 2011. Sale a fatica la saracinesca, cigolando di un rumore che fa riecheggiare nella via tutto il peso del tempo. Erano anni che nessuno apriva la porta, con il legno ingrossato dall’umidità e dal caldo incipiente. La polvere si alza e traspare nel raggio di sole che irrora per la prima volta dopo tante primavere l’interno della Latteria. Niente è cambiato. Tutto è cambiato. Il banco con la ghiacciaia è sempre lì, stupendo retaggio di un’ Art Decò autentica, significativa con i suoi spigoli e le sue forme trapezoidali così audaci e folli. Finalmente abbiamo le chiavi di questo gioiello che racconta un’epoca d’oro del design e dell’artigianato. Quale pazza idea ci ha convinti ad affittare questo luogo? L’arte. Abbiamo un’idea che non collima assolutamente con il volere dei tempi e con gli interessi della gente; ma non ci riguarda, non ci preme. Vogliamo trasformare un’antica latteria in un nuovo significato espressivo e regalare a Lucca, nel suo pieno centro, un’alcova di creazione, un rifugio per il genio, una casa per chi ama la Bellezza.
In pochi giorni le pareti si tingono di celeste carta da zucchero, il pavimento ritorna al suo originale splendore e una moltitudine di faretti illumina a dovere questo spazio magico.
Ora non resta che inventare. Per farlo, si ragiona completamente fuori dagli schemi e dai canoni che la coscienza commerciale e imprenditoriale vorrebbero. Ci dedicheremo a una forma di espressione artistica che viveva i suoi tempi migliori proprio all’inizio del Novecento e che nel 2011 è praticamente dimenticata: il manifesto.
Il manifesto è comunicazione immediata, istinto aggressivo, velocità di esecuzione, fantasia cromatica, volo rapace, rivoluzione sovversiva, sedizione ardente. Significa mandare un messaggio chiaro, al contempo estetico e brutale. Non potremmo desiderare niente di meglio.
Parte 3
L’antitesi artistica l’andremo a ricercare nel processo creativo: faremo tutto in digitale, anziché a mano. Così da donare un senso di opposizione critica e fluida a ciò che l’utente finale finirà per vedere. Ideare concetti originali dal profumo vintage ma dall’animo contemporaneo, e declinarli in ogni mezzo di comunicazione esistente. Il mix perfetto tra vecchio e nuovo, tra passato e futuro, tra tecnologia e analogia. Impensabile, vero? Nel mezzo a quella stessa Via Sant’Andrea dove i restauratori e le tocche – ma soprattutto i lucchesi – sono scomparsi, lasciando il posto a frotte di turisti assembrati in gite organizzate, assonnati e distratti. Sotto alla Torre Guinigi che ancora campeggia a simbolo di un’era immemore, la strada oggi è disseminata da negozi di souvenir, cartolerie scialbe, qualche bar e poco altro. E noi, presi da una furia dettata dal sommovimento interiore, decidiamo che lì, proprio lì, vadano scosse le anime tramite l’evoluzione artistica; tramite il megafono astratto e simbolico della fantasia.
Iniziamo a produrre e stampare; La Latteria si riempie di colori, di soggetti, di messaggi, di scritte, di slogan, di stilizzazioni, di frantumazioni, di estroflessioni, di caricature, di ironia.
Ogni manifesto è un viaggio e da principio, con prudente curiosità , qualcuno entra. Qualcuno varca la soglia tra la piattezza quotidiana e l’estro. E nei mesi successivi, con l’arrivo dell’estate, le soddisfazioni giungono. Il pubblico cresce e la voce si sparge. Ben presto, La Latteria diviene coacervo di creativi, di artisti e appassionati. Un circolo di amanti del bello che sperimentano e riflettono. La vita pulsante della bottega raggiunge il suo culmine ospitando mostre di altri scultori, pittori e illustratori. Si fanno feste, occasioni ed eventi. Aperitivi intellettuali che pongono l’accento su tutto ciò che è possibile costruire anche in una città che è sempre stata poco ricettiva al nuovo.
Parte 4
Passa un anno, ne passano due, poi qualcosa – inevitabilmente per le imprese suicide – si rompe.
Gli entusiasmi vanno spegnendosi e l’iniziale tendenza inizia a flettere. Tante persone non si vedono più, tante facce si fanno più anonime e sfocate. Ingiusto? Forse. Fisiologico? Anche. Di certo, ciò che abbiamo regalato a Lucca è e sarà sempre una cosa importante e non cancellabile. Troppo avanti sui tempi? E chi può dirlo? Mica noi, che non recriminiamo, non rinfacciamo, non accampiamo scuse. Così come siamo venuti, nel silenzio della via più antica della città , tiriamo giù il “bandone” e ce ne torniamo da dove siamo giunti. Lo studio chiude i battenti e spegne le sue luci. Perché nel mondo dell’economia attuale è impossibile e impensabile vivere una realtà del genere in un negozio fisico e tangibile a causa del modo in cui lo Stato, con la sua cecità nei confronti di talune categorie, impone a una attività commerciale o artigianale un peso insostenibile a livello economico e fiscale. Per questo ci siamo ritrovati a dover rimandare la concretizzazione di questo sogno e farlo rinascere al momento giusto e con le condizioni opportune, togliendo il romanticismo e il piacere di far toccare con mano – dal vivo – alle persone le nostre opere. Se nel 2013 la situazione era già quella che vi abbiamo appena descritto, oggi è molto peggio. La possibilità di far rinascere lo studio sarebbe stata possibile solo online.
Un ultimo sguardo alla ghiacciaia e alla porta dove ancora campeggia – dal 1932 in perfette condizioni – la scritta LATTERIA, vetrofania storica che mai si cancellerà dalle menti di chi ha vissuto davvero la nostra bottega d’arte.
In quel momento non ne eravamo consapevoli, ma quello era solo un arrivederci…
Parte 5
Più di dieci anni sono passati da quando la saracinesca oscurò i nostri pensieri. Eppure là sotto covava ancora una cenere ardente, un fuoco sopito ma mai domo, un’ebollizione perpetua. Come sarebbe stato possibile dimenticare la nostra vena artistica? Il nostro desiderio irrefrenabile di gridare ciò che pensiamo del mondo, al mondo?
Abbiamo lavorato tanto, abbiamo dato principio a molti altri progetti e da altri campi della creatività e dell’immagine sono giunti altrettanti risultati positivi. Lo sforzo, il sacrificio, la passione pagano, alla fine. E ne siamo orgogliosi e soddisfatti. Il nostro percorso è un groviglio di emozioni, di incontri e di progetti. E arrivati nel 2025 questo gomitolo si è dipanato a dovere, tanto da farci distendere abbastanza le cellule celebrali da ritirare fuori l’antico ricordo. Eccolo, il fuoco. Dobbiamo ridare vita alla Latteria, non c’è più tempo. Ma per farlo, bisogna adeguarci all’epoca e soprattutto alle menti. Dobbiamo ricordarci quello che ci ha fatto salire l’amaro in bocca, abbiamo il dovere morale di risollevare la questione che ci portò a dover lasciare la via dell’arte. Il nostro compito è adesso quello di interpretare la società e sognare in maniera più vivida.
Se vogliamo ricominciare, lo faremo a modo nostro. Scegliendo stavolta la critica tagliente a una società che risulta alienata e sprofondata nel baratro dell’indifferenza. In questi anni abbiamo scoperto la desolazione della creatività , la morte dell’espressione, l’appiattimento culturale più bieco.
Inutile far finta di niente, questa è la realtà .
Facciamo rinascere La Latteria, dunque, ma caliamola nel tetro 2025. Se economicamente era impossibile resistere con un’attività del genere, oggi non è solo impossibile, ma anche impensabile.
E così tutto inizia di nuovo, partendo dal punto cardine della nostra idea: il manifesto.
I nostri manifesti sono destinati a quella minoranza di menti argute che vogliono sentire una creatività inedita. Qualcosa di nuovo, che al meglio tracci il nostro pensiero riguardo la situazione attuale delle cose. Inoltre, abbiamo espanso la nostra visione artistica e il nostro metodo di realizzazione: oltre ai manifesti che rimangono il nostro caposaldo, abbiamo deciso di passare ad altre tipologie di forme e supporti artistici che potranno così spaziare da un disegno a colori a un oggetto con una forma d’arte stampata al suo interno, senza porci limiti, e che rispecchi sempre la linea della Latteria.
Scopriremo insieme un nuovo percorso artistico nuovo, diverso e non conforme, non omologato.
Utilizzeremo forme audaci su scritte, illustrazioni e oggetti; glorificheremo l’essenziale in contrapposizione all’effimera moda opulenta e kitsch che impera sui social.
Appunto: i social. Ci avete fatto sparire dal mondo fisico? Non abbiamo più la nostra bottega? Ebbene, invaderemo i vostri smartphone.
La nostra nuova proposta si è dunque evoluta nel lato oscuro della Latteria: spostarci online con questo negozio virtuale, mediante il lancio di un vero e proprio e-commerce e di un completissimo profilo Instagram.
Ma state pur tranquilli: non mordiamo. Anzi, vi invitiamo a prendere parte a questo movimento artistico, a questa seconda grande rivoluzione dello stile.
Vogliamo voi, menti argute, in prima fila a testimoniare il vostro impeto, mettendo nelle vostre case, nei vostri negozi, nei vostri uffici, le nostre creazioni.
Il prodotto e l’evoluzione di una storia lunga quasi cent’anni che oggi si declina nella sua nuova veste: una veste più divergente che mai.
Benvenuti a La Latteria®, dove la creatività è di casa!




